Storia
Pisticci è un comune della provincia di Matera. Con i suoi 17.921 abitanti è il terzo della regione per numero di abitanti. Il territorio di Pisticci si estende per circa 23.000 ettari ed è compreso tra i fiumi Basento, a Est, e Cavone, a Ovest, che separano il territorio pisticcese rispettivamente dai comuni di Bernalda e Montalbano Jonico.

Le tre colline su cui sorge il centro storico, Serra Cipolla, San Francesco e Monte Como, sono situate nella parte occidentale, dove i versanti sono caratterizzati da profonde scanalature, i calanchi. A causa della natura del terreno, Pisticci è stata spesso interessata da fenomeni di dissesto idrogeologico e frane.
Nella parte orientale del territorio invece, si estende un altopiano che dirada dolcemente verso la pianura metapontina.
L'ipotesi più accreditata vuole che l'etimologia del nome Pisticci derivi dal tardo latino Pesticium o dal basso franco Pestiz, che significano terreno pascolativo. Il toponimo dialettale, Pstizz, mostra una notevole assonanza fonetica con il termine francese.
La M e la P presenti sullo stemma cittadino ricordano come Pisticci gravitasse nell'area di influenza di Metaponto, un fatto di cui è simbolo anche la spiga di grano: infatti la spiga era il simbolo stesso di Metaponto ed era effigiata sulle monete della colonia greca. Il primo stemma cittadino, visibile sul basamento dell'altare della chiesetta rurale di San Vito, era costituito dalla sola spiga.

Stemma di Pisticci
I primi insediamenti in territorio di Pisticci risalgono al X secolo a.C., ad opera degli Enotri, e sono testimoniati da diverse necropoli.
Successivamente l'area venne colonizzata dai Greci e Pisticci divenne un importante centro del territorio di Metaponto. Tra il V e il IV secolo a.C. vi visse e operò il cosiddetto Pittore di Pisticci, primo ceramografo italiota ad aver adottato in Magna Grecia la produzione di vasi a figure rosse.
Pisticci passò, dopo la sconfitta di Taranto, sotto la dominazione romana e diventò un importante centro agricolo.
Intorno all'anno 1000 i Normanni costituirono il feudo di Pisticci, posseduto in successione dai Sanseverino, dagli Spinelli, dagli Acquara e dai De Cardenas. Sempre nello stesso periodo, i Benedettini fondarono il cenobio di Santa Maria del Casale, poco distante dall'abitato, sui resti di un antico insediamento basiliano.
Nel 1565, in una località che dopo prenderà per questo il nome Scannaturchi, si combatté una battaglia tra Pirati Saraceni e un manipolo eterogeneo di pisticcesi, professionisti, chierici e contadini. Verso la seconda metà del 1500 ci furono numerose invasioni da parte dei pirati, che portarono alla costruzione, nel territorio metapontino, di una vasta rete di torri di avvistamento.
Nel '600 Pisticci contava circa 6000 abitanti e comprendeva i rioni Terravecchia, Santa Maria dello Rito (oggi Loreto), Osannale, Santa Maria del Purgatorio e Casalnuovo. La notte del 9 febbraio 1688, a seguito di un'abbondante nevicata, una frana di enormi proporzioni fece sprofondare i rioni Casalnuovo e Purgatorio, causando circa 400 morti. Dopo la frana la popolazione rifiutò l'offerta del conte De Cardenas, sotto la quale si nascondeva una grossa speculazione, di spostare l'abitato più a valle, dove sarebbero state costruite nuove case per gli abitanti, che in cambio avrebbero dovuto pagare tasse supplementari al conte. Sul terreno della frana furono quindi costruite 200 casette in filari, tutte uguali, bianche, a fronte cuspidata. Il nuovo rione prese significativamente il nome di Dirupo, a ricordo della frana.
Nei primi anni dell'Ottocento fu particolarmente cruenta l'azione del brigantaggio in tutto il territorio. Nel 1808 fu soppresso il regime feudale e nel 1861, entrata a far parte del regno d'Italia, Pisticci diventò municipio: il primo sindaco fu Nicola Rogges. A cavallo tra l'Ottocento e il Novecento si ebbe la prima grande ondata migratoria, soprattutto verso le Americhe.
Durante il periodo del fascismo, Pisticci concorse con Matera per divenire capoluogo provinciale, titolo assegnato alla città dei sassi nel 1927. Nel territorio di Pisticci fu realizzato dal regime un campo di confino per antifascisti, impiegati per disboscare e bonificare la malarica e paludosa pianura metapontina. In onore di Guglielmo Marconi questo campo venne chiamato "Villaggio Marconi" ed oggi è la popolosa frazione di Marconia, che ospita circa la metà dell'intera popolazione comunale e che si è molto sviluppata in seguito ad una grande speculazione edilizia tra il 1960 ed il 1970.
Dopo la prima e la seconda guerra mondiale, ci fu nuovamente una forte emigrazione verso il Nord America e la Germania. A metà del Novecento a Toronto si era formata una comunità di oltre 5.000 pisticcesi.
Nel 1975, a seguito di forti piogge, franò una parte del rione Croci, a molti abitanti di quel quartiere fu assegnata una casa a Marconia, il che favorì la speculazione edilizia nella frazione.
Dagli anni '80 fino alla fine degli anni '90 il centro storico ha subito un notevole spopolamento soprattutto dei rioni più antichi, i cui abitanti hanno preferito trasferirsi nella frazione Marconia, che, notevolmente cresciuta, ha iniziato ad aspirare all'indipendenza amministrativa, tuttavia osteggiata dalla gran parte della popolazione residente nella frazione stessa. Nei primi anni del XXI secolo, lo spopolamento del centro storico si è sostanzialmente fermato e il flusso demografico risulta in controtendenza rispetto agli anni precedenti.
Il 27 aprile 1991 Papa Giovanni Paolo II, in Basilicata, visitò Pisticci dove incoronò la statua di Santa Maria la Sanità del Casale, conservata nell'omonima Abbazia.
Pisticci è uno dei cento comuni della "Piccola Grande Italia".
Economia
L'economia pisticcese subì la prima grande trasformazione, da prettamente agricola ad industriale, negli anni '60, quando nella valle del Basento furono scoperti grossi giacimenti di metano, che determinarono la costruzione, da parte dell'Eni, dello stabilimento petrolchimico Anic, chiuso poi verso la fine degli anni '70, a seguito della crisi petrolifera mondiale. Sempre all'Eni faceva capo lo stabilimento dell'EniChem Fibre, specializzato nella produzione di fibre sintetiche e intermedi per materie plastiche.
Ad oggi, l'economia pisticcese punta ad interventi mirati di sviluppo come le colture intensive e pregiate del metapontino, sulle aziende della valle del Basento e sul turismo balneare, archeologico e agricolo. Numerosissime sono le attività e le botteghe artigianali, tra cui rinomata la produzione di manufatti della pregiata argilla locale, bianca con incisioni bluastre.
A Pisticci ha sede la celebre azienda Amaro Lucano S.p.A., dall'anno della sua fondazione, avvenuta il 1894 ad opera di Pasquale Vena.
Marconia
Marconia è la principale frazione del comune di Pisticci e conta 8.258 abitanti, ma se si considerano le altre frazioni limitrofe e quelle della costa ionica che orbitano intorno al centro si arriva a contare 10.196 abitanti. Marconia nacque come colonia confinaria fascista nel 1938 nella località Bosco Salice con il nome di Villaggio Marconi in onore dello scienziato italiano. Vi risiedevano dissidenti politici costretti ai lavori forzati e incaricati della bonifica del metapontino.
Dopo lo scioglimento della colonia, avvenuto alla caduta del fascismo nel 1943, alcuni confinati tornarono nelle loro città d'origine, altri si traferirono a Pisticci, mentre molti decisero di restare là.
Il centro urbano fu costituito frazione di Pisticci e rimase scarsamente popolato fino agli anni sessanta quando il flusso migratorio di pisticcesi, ma anche di gente proveniente da altri paesi, si fece più massiccio.
Fino agli anni settanta Marconia era una semplice frazione che non offriva molti servizi e svaghi ai suoi abitanti, che appena possibile si recavano a Pisticci. Durante gli anni settanta si verificò una grande speculazione edilizia nella frazione; difatti, le frane avvenute nel centro storico di Pisticci, costrinsero il trasferimento di parte dei disagiati in nuovi alloggi popolari edificati a Marconia; lo sviluppo urbanistico continuò ininterrottamente da allora.
Dalla provinciale Pisticci-Mare si stacca il vialone che introduce nella cittadina e immette direttamente nella piazza principale, Piazza Elettra, in onore della figlia di Guglielmo Marconi. Nella piazza si evidenzia la tipica architettura fascista della città: lo stile razionalistico novecentesco, senza ornamenti se non i simboli del regime, e gli edifici tipici: la torre littoria, la chiesa e il porticato intorno alla piazza; il tutto progettato rispettando la regola delle proporzioni auree. Il resto della cittadina si presenta con una pianta a scacchiera e costituito principalmente da palazzine circondate da un giardino e abitate da interi nuclei familiari, ville, villette a schiera e alcuni edifici popolari.
La maggior parte della popolazione attualmente residente a Marconia ha vissuto la prima parte della propria vita a Pisticci per poi trasferirsi nella frazione. Il legame con il centro storico del suo Comune è mantenuto quindi ancora saldo da questa prima generazione di abitanti.




